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Claudio Descalzi a Energy Asia: così Eni disegna il futuro del settore

Intervenendo a Energy Asia lo scorso 16 giugno, l’AD di Eni Claudio Descalzi ha ribadito che “la diversificazione è il futuro”. È questa la direzione che le aziende devono seguire per affrontare la volatilità che ha caratterizzato il mercato in questi ultimi 12 anni: fare leva sulla diversificazione di fonti di energia ma anche di tecnologie e di geografie. “Per noi significa la capacità di dare ai nostri clienti un ventaglio di prodotti energetici decarbonizzati, e la flessibilità, che consente di dare continuità al business. Per garantire diversificazione e flessibilità bisogna investire in innovazione e in tecnologie”, ha sottolineato l’AD di Eni nel corso dell’evento in programma a Kuala Lumpur: uno degli appuntamenti di maggior rilievo per il settore in quanto se ne discutono approfonditamente dinamiche attuali ma anche prospettive future.

Claudio Descalzi ha portato l’esperienza di Eni nel panel “Energy Champions of the Future”, incentrato sui fattori di successo e di resilienza delle aziende energetiche: “Diversificare le fonti di energia ma anche diversificare le tecnologie e le geografie. Per farlo negli ultimi 12 anni abbiamo lavorato sulle tecnologie proprietarie, facendo leva sui nostri 7 centri di ricerca con oltre 1.000 ricercatori. Applichiamo la nostra eccellenza operativa all’esplorazione, ma anche alla bioraffinazione, alla fusione su cui lavoriamo con il MIT, siamo partner di Commonwealth Fusion Systems. A lungo termine la fusione è un game changer, ma per garantire la domanda di energia nel breve termine ci impegniamo nell’esplorazione, che portiamo avanti in autonomia perché abbiamo fiducia nelle nostre capacità. Una volta fatte scoperte commerciali, diluiamo le nostre quote e questo ci consente di essere subito cash-positive”.

L’esplorazione e la tecnologia sono quindi i due pilastri della strategia di Eni: secondo l’AD Claudio Descalzi, “non si può smettere di investire nelle fonti esistenti ma allo stesso tempo occorre investire nelle fonti del futuro” perché solo in questo modo si può riuscire a “soddisfare i bisogni di oggi e prepararsi a rispondere ai bisogni del futuro”. È in questa duplice ottica che Eni ha sviluppato il modello dei satelliti, società indipendenti focalizzate su uno specifico perimetro di business che accedono in modo autonomo ai mercati di capitali: “Abbiamo creato due società per la transizione, una per l’elettricità da rinnovabili e una per la mobilità sostenibile, Plenitude e Enilive. Sono nate pochi anni fa creando business completamente integrati da asset che prima rientravano nel perimetro di Eni e ora hanno visto l’ingresso di importanti investitori internazionali attraverso i quali è stato evidenziato un valore complessivo che supera i 22 miliardi. Le due società hanno raggiunto un EBITDA di 1 miliardo ciascuna in tre anni, e stanno crescendo in modo autonomo”. Questo, ha ribadito infine l’AD di Eni, è un modo di alimentare la transizione senza ricorrere a incentivi né sussidi: “Perché la transizione si può fare solo se si creano business in grado di generare valore autonomamente”.

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